

Italiani di Oceania è un progetto multimediale di fotografia, video e narrazione giornalistica dedicato alle comunità italiane in Australia e Nuova Zelanda. Il progetto fa parte della serie Italiani del Mondo, un lavoro di lungo periodo che documenta la presenza italiana all’estero attraverso reportage realizzati sul campo, ritratti e testimonianze dirette.
Questo sito nasce come versione online del libro fotografico Italiani di Oceania e ne riprende struttura, contenuti e approccio, offrendo uno spazio editoriale che raccoglie e rende accessibili il lavoro fotografico di Riccardo Venturi, i testi di Lorenzo Colantoni e i contenuti video di Arianna Massimi. Fotografia, scrittura e video concorrono a costruire un racconto unitario, capace di restituire la complessità delle esperienze migranti contemporanee e storiche.
Australia e Nuova Zelanda occupano una posizione centrale nella storia della migrazione italiana. Secondo il Rapporto Migrantes 2024, il 96% degli italiani residenti in Oceania vive in questi due paesi. Ma oltre al dato quantitativo, ciò che rende questo contesto particolarmente significativo è la sovrapposizione tra le grandi migrazioni del passato e i flussi più recenti: comunità italiane presenti da oltre un secolo convivono oggi con nuove generazioni arrivate negli ultimi anni, spesso attraverso percorsi di mobilità temporanea che in molti casi si trasformano in insediamenti stabili.
Il progetto attraversa città, aree rurali e territori remoti, dalle grandi metropoli australiane alle farm del Queensland, dalle regioni minerarie dell’Australia Occidentale fino alla Nuova Zelanda, mettendo in relazione storie di lavoro, integrazione, aspettative e trasformazioni personali. Le traiettorie individuali raccolte riflettono un fenomeno più ampio: dal 2014 l’Italia è tornata a essere un paese di emigranti e, dopo la flessione dovuta alla pandemia, i flussi in uscita sono nuovamente in crescita.
Italiani di Oceania non propone una lettura nostalgica della migrazione né una semplice celebrazione identitaria. È un’indagine visiva e narrativa che interroga il significato del partire e del restare, il rapporto con l’Italia osservata da una distanza estrema e il contributo continuo delle comunità italiane alla costruzione sociale, economica e culturale dei paesi di arrivo.
Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e si inserisce in un più ampio percorso di documentazione delle migrazioni italiane contemporanee, intese come fenomeno vivo, stratificato e in continua evoluzione.











L’artista italiana Chiara Corbelletto accanto alla scultura 1001 Spheres nel Monte
Cecilia Park, Auckland.


Giulia Izzo nello studio di restauro fondato dalla madre Carolina Izzo ad Auckland.

Veduta di Hobbiton, set de Il Signore degli Anelli in Nuova Zelanda, oggi meta turistica internazionale.

Kristina Russo, Senior Head of Assets a Weta FX, dove ha curato i set digitali de Lo Hobbit.

Marco Revelant, da oltre vent’anni in Weta FX, tra i primi italiani del team de Il Signore degli Anelli.

Lina Volpicelli (nata Cangiano), di Massa Lubrense, tra le “Italian brides” arrivate a Wellington negli anni ’50.

Vince Basile, discendente di pescatori di Stromboli, sulla spiaggia di Island Bay, Wellington.

Serata casinò al Club Garibaldi di Wellington, storico punto di ritrovo della comunità italiana.
Ripresa aerea del Rangipo Desert (Te Onetapu) lungo la Desert Road (SH1), tra Wellington e Auckland.


Il Central Interceptor, tunnel di 14,7 km realizzato da Ghella per il sistema fognario di Auckland.

Sandro Aduso, Business Development Manager di Ghella, nel Central Interceptor di Auckland.
Scorcio urbano di Melbourne, città simbolo della storica e nuova migrazione italiana in Australia.


Elizabeth Triarico, manager dell’Italian Historical Society & Museo Italiano del Co.As.It. di Melbourne.

Alberto Furlan, Senior Program Manager alla The Ian Potter Foundation, ritratto davanti a HoMie, impresa sociale che offre opportunità di lavoro a giovani ex senzatetto.

Federico Marcon, Deputy Director Development alla Monash University, dove coordina partenariati internazionali su clima, comunità e sicurezza geopolitica.

Magica Fossati, Executive Producer e giornalista di SBS Radio, emittente multilingue australiana dedicata alle comunità migranti.

Matteo Bernasconi, artista figurativo italiano residente a Sydney, autore di opere che esplorano identità e introspezione psicologica.

Lyndon Terracini, baritono e direttore artistico di Opera Australia dal 2009 al 2022, ritratto davanti alla Sydney Opera House.

Adam Grossetti, documentarista di origini italiane, autore del documentario The Black Hand (2023) sulla criminalità italo-australiana nel Queensland.

Victoria e Francesca Hynes, pronipoti dei fratelli Melocco, eredi e custodi della memoria familiare degli storici mosaicisti italiani di Sydney.

Veduta dall’osservatorio panoramico del museo del Sydney Harbour Bridge, con la baia e la zona dei docks sullo sfondo.

Mirko Gozzo, co-fondatore e Managing Director della Empoli Football Academy & International Scouting, la prima accademia australiana con accesso diretto al sistema calcistico professionale italiano.

Paolo Gatto, fondatore e COO di Sydcily, azienda australiana di importazione
e produzione di pasticceria ispirata alla tradizione siciliana.
Veduta aerea dell’area mineraria di Leonora e della miniera Sons of Gwalia, nel cuore delle Goldfields dell’Australia Occidentale.


Disegno lasciato tra le pareti di lamiera di Gwalia Ghost Town, oggi museo a cielo aperto. Le baracche dei minatori, abbandonate dal 1963, conservano ancora tracce della vita quotidiana di chi lavorava nella miniera.

Battista Bonomi, figlio di un minatore della Sons of Gwalia Mine, ritratto in un momento di commozione mentre ricorda la propria infanzia trascorsa nel villaggio minerario, dove visse con la famiglia fino alla chiusura della miniera.

Dettaglio della tomba di Giovanni Tagliaferri nel cimitero di Gwalia.
L’iscrizione recita: “In memoria di Giovanni Tagliaferri, ucciso nella miniera di Sons of Gwalia il 12 novembre 1936, a 29 anni. Sempre ricordato dal fratello Peter”.
Ripresa aerea sul Cockburn Sound, bacino marino compreso tra Woodman Point e Garden Island, a sud di Fremantle.


Arianna Ardit, biologa marina e consulente per O2 Marine, dopo un’immersione di monitoraggio nell’area del Cockburn Sound, Australia Occidentale.

Raul Ricci, fondatore della Water Polo Talent Academy e docente di educazione sportiva al Wesley College di Perth, durante una sessione di allenamento in piscina.

Fiorino Fiorini, musicista e insegnante, suona lo yidaki (didgeridoo) in un parco di Perth. Vive in Australia dal 2015, dove promuove la cultura musicale aborigena e pratiche di sound healing.

Marika Martini, Technical Officer presso il Cunderdin Agricultural College, dopo la distribuzione del foraggio alle pecore nel Wheatbelt occidentale.

Vista dall’alto dei campi di canna da zucchero nella zona di Ingham. La coltivazione resta uno dei simboli economici e culturali del Queensland del Nord, legata storicamente alla presenza italiana e all’industria dello zucchero.

Anna Chiesa, eletta Miss Ingham a 18 anni, nella proprietà agricola del nipote Mark. I fratelli Chiesa possiedono ancora estese coltivazioni di canna da zucchero in una cittadina che oggi conta una popolazione per circa l’80% di origine italiana.

Karen Venables con il marito Jared durante una festa di compleanno nella loro abitazione di Ingham. Di origini italiane, Karen è fondatrice del JK’s Deli, caffè e bistrot locale, e ideatrice del progetto dei mosaici dedicati ai migranti di Mercer Lane.

Oriente Maggiolo, originaria di una famiglia di coltivatori di canna da zucchero e
a sua volta ex cane farmer insieme al marito, ritratta negli spazi del museo di Innisfail.

Home Hill, Burdekin. Bruciatura dei campi di canna da zucchero durante il “Sweet Days, Hot Nights Festival” 2025, evento che celebra il lavoro agricolo e la cultura dello zucchero nella regione del Burdekin.

Filomena Dalla Vecchia (centro) con Diane Laun (sinistra) e Karen Laun (destra), ritratte davanti alla casa di Filomena a Innisfail.

Gloria (a sinistra) e Sofia (a destra) nella cucina di un working hostel a Innisfail. Entrambe arrivate in Australia con il Working Holiday Visa, lavorano nelle farm del Queensland, rappresentando la nuova generazione della migrazione italiana.

Matteo, giovane lavoratore italiano, durante il raccolto in una piantagione di banane vicino Innisfail. Come molti ragazzi del Working Holiday Visa, alterna
lavori stagionali e manuali per maturare le ore necessarie al rinnovo del visto.

Veduta aerea della raffineria di zucchero di Tully e del paesaggio circostante.

Benedetta Parasmo, figlia di Cosmo Parasmo, prigioniero di guerra italiano internato a Cowra, nel Nuovo Galles del Sud. La sua vicenda familiare richiama la storia dei circa 18.000 italiani detenuti nei campi australiani durante la Seconda
guerra mondiale.

Anna Chiesa mostra alcune fotografie dall’album di famiglia. Le immagini documentano le diverse generazioni della famiglia Chiesa, tra le più radicate nella comunità italo-australiana di Ingham.

Ripresa aerea dell’area agricola di Cunderdin (Wheatbelt, Australia Occidentale).

© 2025
Fotografie Riccardo Venturi
Video Arianna Massimi
Testi Lorenzo Colantoni
Realizzato con il sostegno della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano.
